Regimi fiscali agevolati  

 

Come noto, l’art. 1, commi da 54 a 89, Finanziaria 2015 ha introdotto dall’1.1.2015 un nuovo regime forfettario, con applicazione di un’imposta sostitutiva del 15%, riservato alle persone fisiche (imprese e lavoratori autonomi) che rispettano determinati requisiti e ha soppresso:

  • il regime delle nuove iniziative ex art. 13, Legge n. 388/2000;
  • il regime dei minimi ex art. 27, commi 1 e 2, D.L. n. 98/2011;
  • il regime contabile agevolato ex art. 27, comma 3, D.L. n. 98/2011.

 

Tuttavia, con il comma 12-undecies dell’art. 10, D.L. n. 192/2014 è stato prorogato fino al 31.12.2015 il termine entro il quale i soggetti in possesso dei relativi requisiti possono scegliere di adottare il regime dei minimi, con applicazione dell’imposta sostitutiva del 5%.

 

Condizioni

 

Ricordiamo sinteticamente che:

  • possono usufruire del “regime dei minimi” i contribuenti che:

  • iniziano una attività professionale/d’impresa non svolta in precedenza, in particolare:

  • non devono aver esercitato lavoro autonomo nei 3 anni precedenti;

  • non si tratti mera prosecuzione di attività di lavoro dipendente o autonomo;

  • se si tratta di prosecuzione di attività di terzi, ricavi anno precedente non superiori a € 30.000;

  • non fatturano più di 30.000,00 euro all’anno;

  • non acquistano più di 15.000,00 euro di beni strumentali in totale, nell’arco di un triennio;

  • non abbiano effettuato cessioni all'esportazione e assimilate;

  • non hanno spese per lavoro accessorio, dipendente ed assimilato (mentre è consentita l’erogazione di compensi occasionali a terzi);

  • non sono soci in nessuna “società di persone”, o associazioni di cui all'art. 5 D.P.R. 917/1986 o in S.r.l. che si trova nel regime di trasparenza fiscale;

  • non hanno aderito a regimi IVA “speciali”;

  • non si tratti di soggetti che in via esclusiva o prevalente cedono:

  • fabbricati o porzioni di fabbricato e di terreni edificabili di cui all'art. 10, c. 1, n. 8), D.P.R. 633/1972;

  • mezzi di trasporto nuovi di cui all'art. 53 c. 1, D.L. 30.8.1993, n. 331, conv. con modif. con L. 29.10.1993, n. 42;

  • possono, invece, usufruire del “regime forfettario i contribuenti che

  • rispettano i seguenti requisiti di accesso:

  • conseguono un ammontare di ricavi o abbiano percepito compensi non superiori a determinate soglie che variano in base al codice attività ATECO 2007 (da 15.000 a 40.000);

  • le spese per prestazioni di lavoro devono essere contenute entro il limite complessivo annuo di euro 5.000 lordi;

  • non si deve possedere al 31 dicembre dell'esercizio precedente un costo complessivo di beni mobili strumentali,considerati al lordo degli ammortamenti, superiori a 20.000 euro;

  • i redditi di lavoro dipendente o pensione eventualmente percepiti non devono essere prevalenti rispetto a quelli d’impresa o professionali, a eccezione del caso in cui la somma di tutti non superi 20.000 euro o che il lavoro dipendente non risulti cessato;

  • non presentano le seguentifattispecie di esclusione:

  • avvalersi di regimi speciali IVA;

  • risultare non residenti;

  • effettuare in via esclusiva o prevalente cessioni di immobili ex art. 10, n. 8, D.P.R. n. 633/1972 e di mezzi di trasporto nuovi ex art. 53, comma 1, D.L. n. 331/1993;

  • partecipare a società di persone, associazioni professionali o S.r.l. trasparenti ex art. 116, TUIR.

 

Modello inizio attività

 

Alla luce dell’istituzione del nuovo regime forfettario e della proroga del regime dei minimi con il Provvedimento 3.6.2015 l’Agenzia delle Entrate ha approvato il nuovo mod. AA9/12 da utilizzare per la comunicazione di inizio, variazione dati e cessazione dell’attività ai fini IVA, da parte delle persone fisiche (imprese individuali e lavoratori autonomi). Il nuovo modello è utilizzabile a decorrere dal 4.6.2015.

 

Il nuovo modello in esame, nella parte dedicata ai “Regimi fiscali agevolati” contenuta nel Quadro B, è stato così modificato.

 


Ai fini della compilazione va indicando uno dei seguenti codici:

  • 1: 

  • adesione, al sussistere dei requisiti, al regime dei minimi ex art. 27, commi 1 e 2, D.L. n. 98/2011;

  • 2:

  • adesione, al sussistere dei requisiti, al regime forfettario ex art. 1, comma 54, Legge n. 190/2014.

     

    Si rammenta che i contribuenti che aderiscono ad un regime fiscale agevolato non devono indicare il volume d’affari presunto nel campo relativo all’attività esercitata poiché tale dato costituisce uno dei presupposti per l’applicazione del regime.

    Come espressamente disposto dal citato Provvedimento è possibile utilizzare il “vecchio” mod. AA9/11 fino al 30.9.2015 per fattispecie diverse da quelle sopra esaminate.

      

     

Presentazione del modello

 

Si rammenta che i suddetti modelli vanno presentati:

  • entro 30 giorni dalla data di inizio dell’attività/variazione dei dati precedentemente comunicati/cessazione dell’attività;

  • all’Agenzia delle Entrate tramite:

  • consegna all’Ufficio (in duplice esemplare);

  • raccomandata all’Ufficio (in unico esemplare allegando fotocopia di un documento d’identità del dichiarante);

  • invio telematico (direttamente o tramite un soggetto abilitato alla trasmissione telematica).

     

     

     

    Distinti saluti

I limiti all’utilizzo del Mod. F24

 

Come noto dal 1° ottobre 2014, non è più possibile andare fisicamente in banca o in posta (o presso uno sportello di Equitalia) per effettuare il pagamento dei modelli F24:

  • superiori a mille euro;

  • o di quelli che utilizzano crediti d'imposta in compensazione.

    In questi casi si deve effettuare il pagamento solo in via telematica, cioè trasmettendo via internet il modello F24, tramite i servizi telematici delle Entrate (F24 web, F24 online e F24 cumulativo) o delle banche o delle poste.

     

    Lo stabilisce l'articolo 11, comma 2, del c.d. D.L. 66/2014 (Decreto “Bonus Irpef”), che ha esteso alle persone fisiche, non titolari di partita IVA, l'obbligo dell'invio telematico già previsto dal 1° gennaio 2007, per i soli soggetti IVA.

    Per effetto delle disposizioni introdotte dall’art. 11 D.L. 66/2014, dal 1.10.2014 il pagamento dei tributi (contributi previdenziali, Inail, tributi locali, ecc.) potrà essere effettuato mediante il modello F24 cartaceo (presso banche, Poste italiane, Equitalia) solo da soggetti persone fisiche, che debbano versare un saldo pari o inferiore a € 1.000, senza alcuna compensazione.

    In tutti gli altri casi è necessario utilizzare i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Entratel o Fisconline) o delle banche/Poste (Home banking o Cbi); l’uso dei servizi telematici di banche o poste è inibito nel caso in cui il modello presenti un saldo a zero per effetto di compensazioni (si potranno utilizzare solo i servizi Entratel o Fisconline).

     

    I vari casi

     

    In particolare i diversi casi che si possono presentare sono i seguenti.

     

  • “F24 A ZERO” per effetto delle compensazioni - Dovranno essere presentati esclusivamente mediante i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. È necessario essere registrati ai servizi Entratel o Fisconline.

    Diventa obbligatorio l’utilizzo dei seguenti servizi telematici:

  • F24 on line”, cui hanno accesso tutti i contribuenti in possesso del “pincode” di abilitazione; per usufruire di tale servizio è necessario avere un conto corrente presso una banca convenzionata con l’Agenzia delle Entrate o presso Poste Italiane, sul quale addebitare le somme dovute;

  • F24 web”, il quale consente ai contribuenti di compilare e trasmettere il modello di versamento senza la necessità di scaricare, sul proprio computer, alcun software; il pagamento avviene con un “ordine di addebito” sul conto corrente bancario o postale del contribuente, a beneficio dell’Agenzia delle Entrate;

  • F24 cumulativo”, riservato agli incaricati della trasmissione telematica delle dichiarazioni, abilitati ad Entratel (es.: dottori e ragionieri commercialisti, esperti contabili, consulenti del lavoro), che intendono eseguire i versamenti on line delle somme dovute dai propri clienti con addebito diretto sui conti correnti bancari o postali di questi ultimi o sul conto corrente dell’intermediario medesimo.

     

    Tale limitazione è stata ribadita dal Mef in risposta ad una interrogazione parlamentare del 18 giugno. Secondo il Mef l’F24 saldo zero non comporta trasferimento diretto di somme dal contribuente all'Amministrazione Finanziaria ma rappresenta delle regolazioni contabili tra gli enti nei confronti dei quali sono avvenuti i pagamenti e le compensazioni indicati dal contribuente nello stesso modello. È insomma un mero scambio di informazioni tra contribuente e Agenzia delle Entrate. Inoltre per l'Amministrazione Finanziaria ci sono ragioni anche di presidio più efficaci nei confronti di fenomeni fraudolenti come quelli di rimborsi indebiti. Il Ministero poi pone l'accento su una spending review che vede la riduzione di servizi telematici esterni come l'home banking. In questo modo infatti non è prevista l'intermediazione di banche e poste e di conseguenza l'Agenzia non deve corrispondere a tali soggetti il compenso per la ricezione e la rendicontazione dei modelli F24.

  • F24 con un saldo finale positivo, ma nei quali siano state effettuate compensazioni - Dovranno essere presentati mediante i servizi telematici messi a disposizione:

  • dall’Agenzia delle Entrate;

  • oppure dagli intermediari della riscossione convenzionati con la stessa.

    I modelli F24 in cui sono indicati importi a debito superiori agli importi a credito dovranno essere presentati esclusivamente mediante (forme alternative):

  • i servizi “F24 on line”, “F24 web” e “F24 cumulativo”;

  • i sistemi di home/remote banking collegati al circuito CBI (Corporate Banking Interbancari) del sistema bancario o di altri sistemi di home banking offerti dagli istituti di credito o dalle Poste e agenti della riscossione.

     

  • F24 con saldo finale di importo superiore a € 1.000 senza l’effettuazione di compensazioni - Dovranno essere presentati mediante i servizi telematici messi a disposizione:

  • dall’Agenzia delle Entrate;

  • oppure dagli intermediari della riscossione convenzionati con la stessa.

    Il modello F24 che evidenzi un importo a debito superiore a € 1.000,00 oppure che comprenda più importi a debito che, sommati, danno un saldo finale superiore a € 1.000,00 dovrà essere presentato esclusivamente mediante (forme alternative):

  • i servizi “F24 on line”, “F24 web” eF24 cumulativo”;

  • i sistemi di home/remote banking collegati al circuito CBI (Corporate Banking Interbancari) del sistema bancario o di altri sistemi di home banking offerti dagli istituti di credito o dalle Poste e agenti della riscossione.

     

  • F24 cartaceo - Il modello cartaceo potrà essere presentato presso le banche, le Poste o un sportello di Equitalia se lo stesso comprende un saldo pari o inferiore a € 1.000,00, senza la presenza di alcuna compensazione. Solo dai soggetti non titolari di partita IVA.

     

  • F24 cumulativo - L’utilizzatore dei servizi telematici messi a disposizione dagli intermediari della riscossione convenzionati con l’Agenzia delle Entrate (professionista, società di servizi, Caf) può inviare la delega di versamento (mod. F24) anche di un soggetto terzo (cliente), mediante addebito su propri strumenti di pagamento (proprio conto corrente), previo rilascio all’intermediario (banca) di apposita autorizzazione, anche cumulativa, ad operare in tal senso, da parte dell’intestatario effettivo della delega.  

    Il cliente, per consentire l’addebito del proprio modello F24 sul conto corrente del professionista, mediante i servizi di home banking e di remote banking delle banche/Poste, dovrà predisporre un’autorizzazione alla banca.

     

    In caso di mancato pagamento del modello, rimane responsabile, a ogni effetto, l’intestatario della delega (il cliente), che potrà rivalersi sul professionista.

     

 

 

Distinti saluti

Premessa

 

Gli studi di settore, elaborati mediante analisi economiche e tecniche statistico-matematiche, consentono di stimare i ricavi o i compensi che possono essere attribuiti al contribuente.

Gli studi di settore sono utilizzati dal contribuente per verificare, in fase dichiarativa, il posizionamento rispetto alla congruità (si ha congruità se i ricavi o i compensi dichiarati sono uguali o superiori a quelli puntuali stimati dallo studio, tenuto conto delle risultanze derivanti dall’applicazione degli indicatori di normalità economica) e alla coerenza agli specifici indicatori (la coerenza misura il comportamento del contribuente rispetto ai valori di indicatori economici predeterminati, per ciascuna attività, dallo studio di settore).

Gli studi di settore sono inoltre utilizzati dall’Amministrazione Finanziaria in fase di controllo.

 

 

Come si applicano gli studi di settore

 

Gli studi di settore si applicano agli esercenti attività di impresa o di lavoro autonomo che svolgono, come “attività prevalente”, un’attività per la quale risulta approvato un apposito studio di settore e che non presentano una causa di esclusione o di inapplicabilità.

Per “attività prevalente” si intende l’attività dalla quale deriva, nel corso del periodo d’imposta, il maggiore ammontare di ricavi o di compensi.

 

Chi non li applica

 

Sono esclusi dall’applicazione degli studi di settore i contribuenti:

  • con inizio dell’attività nel corso del periodo d’imposta;

  • che hanno cessato l’attività nel corso del periodo d’imposta;

  • con un ammontare di ricavi o compensi dichiarati superiore a 5.164.569 euro;

  • che si trovano in un periodo di non normale svolgimento dell’attività;

  • che determinano il reddito con criteri “forfettari”;

  • che esercitano l’attività di incaricati alle vendite a domicilio;

  • con categoria reddituale diversa da quella prevista nel quadro degli elementi contabili contenuto nel modello per la comunicazione dei dati;

  • che applicano il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità.

     

I modelli

 

         Per il periodo d’imposta 2014 con il Provvedimento 22.5.2015 l’Agenzia delle Entrate ha approvato i modelli da allegare al mod. UNICO 2015, e le relative istruzioni.

I 204 modelli, che costituiscono parte integrante della dichiarazione dei redditi sono disponibili sul sito delle Entrate, con le relative istruzioni, suddivisi per attività economiche:

  • 51 per il settore delle manifatture;

  • 60 per il settore servizi;

  • 24 per le attività professionali;

  • 69 per il settore del commercio.

     

La trasmissione

 

La trasmissione all’Amministrazione Finanziaria deve avvenire esclusivamente per via telematica, unitamente alla dichiarazione dei redditi Unico 2015.

L’invio può essere effettuato direttamente, attraverso il servizio telematico Entratel o Internet (Fisconline), oppure rivolgendosi al nostro studio.

Dopo aver ultimato correttamente l’invio, comunicheremo al contribuente i dati relativi all’applicazione degli studi di settore, compresi quelli riguardanti il calcolo della congruità, della coerenza e della normalità economica, utilizzando i modelli o un prospetto con tutte le informazioni trasmesse, conformi per struttura e sequenza ai modelli approvati.

 

Qualora riteniate necessario il rilascio dell’asseverazione, sarà nostro compito verificare che gli elementi contabili ed extracontabili indicati nei modelli di dichiarazione e rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore corrispondano a quelli risultanti dalle scritture contabili e da altra documentazione idonea.

 

 

Distinti saluti

Premessa  

 

Al fine di sensibilizzare adeguatamente la platea dei contribuenti nei cui confronti si applicano gli studi di settore, l’Agenzia ha previsto l’invio di apposite comunicazioni finalizzate a segnalare la presenza di possibili anomalie concernenti i dati rilevanti per l’applicazione degli studi dei quali è obbligatoria l’indicazione nella dichiarazione.

 

È, infatti, questo un nuovo anno durante il quale, proprio in vista della compilazione del modello dati rilevanti ai fini degli studi di settore, l'Agenzia delle Entrate avvisa contribuenti ed intermediari d’irregolarità presenti nella compilazione degli studi di settore.

 

In particolare l’Agenzia sta invitando i 190mila contribuenti coinvolti a consultare il Cassetto fiscale aggiornato con le comunicazioni di anomalia relative al triennio 2011-2013.

 

 

 

Modalità di invio

 

Anche quest’anno le comunicazioni di anomalia sono inviate agli intermediari delegati al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi; un invito ad accedere al proprio cassetto fiscale arriverà agli indirizzi di posta elettronica certificata (Pec) attivati dai contribuenti e via mail o sms, nel caso dei soggetti direttamente abilitati ai servizi telematici delle Entrate.

 

In caso di comunicazioni di anomalie, se non è stato delegato alcun intermediario, l’Agenzia avvisa dell’avvenuto aggiornamento del “cassetto” tramite gli indirizzi di posta elettronica certificata attivati dai contribuenti. A quelli abilitati ai servizi telematici recapita un avviso personalizzato nell’area autenticata e invia, ai riferimenti dagli stessi indicati, un messaggio di posta elettronica o un sms.

 

 

Comunicazione

 

 

In particolare, l’Agenzia ripone nel “cassetto fiscale” dell’interessato (a cui può accedere anche l’eventuale intermediario delegato):

  • l’invito a presentare i modelli degli studi, se il contribuente, pur obbligato, non vi ha provveduto;

  • i modelli trasmessi;

  • l’elenco delle anomalie emerse in fase di trasmissione della dichiarazione sulla base dei controlli telematici previsti tra i quadri contabili di Unico e i dati degli studi;

  • le segnalazioni inviate dal contribuente o dal suo intermediario, tramite la specifica procedura, per comunicare eventuali giustificazioni in merito a situazioni di non congruità, non normalità e/o non coerenza o per fornire dettagli sulle cause di esclusione o di inapplicabilità;

  • le comunicazioni di anomalie rilevate dall’Agenzia analizzando i dati dichiarati ai fini degli studi o le altre fonti informative disponibili;

  • le risposte inviate dal contribuente relative a comunicazioni di anomalie nei dati dichiarati;

  • le statistiche relative ai dati dichiarati ai fini degli studi di settore (queste sono pubblicate sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, consultabili liberamente e gratuitamente);

  • il prospetto su base pluriennale dell’andamento dei dati dichiarativi relativi agli studi applicati;

  • il documento di sintesi dell’esito dell’applicazione degli studi sulla base dell’ultima versione di Gerico, comprensivo del posizionamento degli indicatori di coerenza e di normalità e dell’indicazione sull’accesso al regime premiale.

     

    Le stesse informazioni sono messe a disposizione anche della Guardia di Finanza.

     

Comportamenti da adottare

 

I contribuenti interessati da comunicazioni di anomalie o da situazioni di non congruità, non normalità e/o non coerenza o, ancora, da cause di esclusione o inapplicabilità, possono fornire – anche tramite intermediario delegato – chiarimenti e precisazioni, utilizzando gli appositi software disponibili sul sito delle Entrate.

 

Inoltre, anche alla luce degli elementi e delle informazioni rese note dall’Agenzia delle Entrate, possono decidere di rimediare a eventuali errori e omissioni avvalendosi del rinnovato Istituto del ravvedimento operoso, beneficiando della riduzione delle sanzioni, modulata in base alla tempestività della correzione (articolo 1, comma 637, Legge 190/2014).

 

 

 

Distinti saluti

 

Premessa

 

 

 

L’Aula della Camera ha approvato definitivamente il D.D.L. anticorruzione, con il quale è stata designata una nuova disciplina in tema di falso in bilancio.

 

 

 

 

 

Il nuovo reato di falso bilancio

 

 

 

Le nuove disposizioni in tema di falso in bilancio sono racchiuse negli articoli 2621, 2621-bis, 2621-ter e 2622 C.c.

 

 

NORMATIVA

Art. 2621 c.c. – (False comunicazioni sociali). – Fuori dai casi previsti dall'articolo 2622, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, previste dalla legge, consapevolmente espongono fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da uno a cinque anni.

La stessa pena si applica anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi».

 

 

 

NORMATIVA

Art. 2621-bis c.c. – (Fatti di lieve entità). – Salvo che costituiscano più grave reato, si applica la pena da sei mesi a tre anni di reclusione se i fatti di cui all'articolo 2621 sono di lieve entità, tenuto conto della natura e delle dimensioni della società e delle modalità o degli effetti della condotta.

Salvo che costituiscano più grave reato, si applica la stessa pena di cui al comma precedente quando i fatti di cui all'articolo 2621 riguardano società che non superano i limiti indicati dal secondo comma dell'articolo 1 del Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267. In tale caso, il delitto è procedibile a querela della società, dei soci, dei creditori o degli altri destinatari della comunicazione sociale.

 

 

 

NORMATIVA

Art. 2621-ter. (Non punibilità per particolare tenuità). – Ai fini della non punibilità per particolare tenuità del fatto, di cui all'articolo 131-bis del Codice penale, il giudice valuta, in modo prevalente, l'entità dell'eventuale danno cagionato alla società, ai soci o ai creditori conseguente ai fatti di cui agli articoli 2621 e 2621-bis».

 

 

 

 

 

 

NORMATIVA

«Art. 2622. – (False comunicazioni sociali delle società quotate). – Gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori di società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell'Unione europea, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico consapevolmente espongono fatti materiali non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da tre a otto anni.

Alle società indicate nel comma precedente sono equiparate:

1)  le società emittenti strumenti finanziari per i quali è stata presentata una richiesta di ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell'Unione europea;

2)  le società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un sistema multilaterale di negoziazione italiano;

3)  le società che controllano società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell'Unione europea;

4)  le società che fanno appello al pubblico risparmio o che comunque lo gestiscono.

Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi».

 

 

 

Dagli articoli di legge appena richiamati è evidente comprendere come siano previste pene più severe per le false comunicazioni sociali: non più, infatti, l’arresto fino a due anni, ma la reclusione da uno a cinque anni.

 

 

 

Le pene sono ancora più aspre se la società è quotata: in questo caso è infatti prevista la reclusione da tre a otto anni, come chiarisce il successivo articolo 2622 c.c.

 

 

 

Buone notizie, invece, per le realtà più piccole. Viene infatti introdotto uno specifico articolo per i “fatti di lieve entità”, in virtù del quale si applica la pena da sei mesi a tre anni di reclusione se i fatti sono di lieve entità, tenuto conto della natura e delle dimensioni della società e delle modalità o degli effetti della condotta.

 

Questa particolare “pena ridotta” può essere applicata anche se il reato riguarda società che non superano le soglie previste per la fallibilità richiamate dall'articolo 1 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267(200 mila euro di fatturato, 300 mila euro di attivo patrimoniale, debiti anche non scaduti superiori a 500 mila euro)


È inoltre da ricordare che, qualora la società non superi i limiti di fallibilità, il delitto è procedibile a querela della società, dei soci, dei creditori o degli altri destinatari della comunicazione sociale. In tutti gli altri casi, invece, il delitto è procedibile d’ufficio.

 

 

 

NOVITÀ

IL REATO DI FALSO IL BILANCIO: LE NOVITÀ

Eliminato ogni riferimento alle valutazioni: dopo la modifica normativa, pertanto, gli errori nei processi valutatiti non avranno più rilevanza penale.

Spariscono le soglie di rilevanza penale prima previste, secondo le quali la punibilità era esclusa se le falsità e le omissioni non alteravano in modo sensibile la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società, ed, in ogni caso, se le falsità o le omissioni determinano una variazione del risultato economico di esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al 5 per cento o una variazione del patrimonio netto non superiore all'1 per cento.

Il fatto non era inoltre punibile se risultava essere la conseguenza di valutazioni estimative che, singolarmente considerate, differivano in misura non superiore al 10 per cento da quelle corrette.

È introdotto l’elemento oggettivo della “concreta” idoneità dell’azione od omissione ad indurre altri in errore.

La previsione che il fatto debba essere concretamente idoneo ad indurre altri in errore lascia ampi margini di discrezionalità al giudice, il quale non è più tenuto alla verifica delle soglie quantitative prima richiamate.

La pena prevista per le società non quotate, compresa tra 1 e 5 anni, permette di applicare la nuova causa di non punibilità per tenuità del fatto: il giudice potrebbe quindi anche ritenere sussistente la particolare tenuità, incentrando la sua valutazione sull’entità del danno (come prevede l’art.2621-ter), e prevedere la non punibilità.

Sul fronte della responsabilità amministrativa degli enti le pene si fanno più aspre: raddoppiano infatti le sanzioni pecuniarie, che possono raggiungere le 600 quote per le società quotate e le 400 quote per quelle non quotate.

 

 

 

 

 

 

 

Merita infine di essere ricordato che, con lo stesso provvedimento, non è stato riformato soltanto il reato di falso in bilancio, ma sono state altresì previste pene più aspre per i reati contro la Pubblica Amministrazione: dal peculato alla corruzione propria e impropria, senza dimenticare l’induzione indebita e la corruzione in atti giudiziari, il Codice penale è stato profondamente riformato, con una variazione a rialzo delle pene previste.

 

 

 

 

 

 

 

Distinti saluti

 

Premessa

 

Come noto, grazie alla Legge di stabilità 2015, l’istituto del ravvedimento operoso è stato oggetto di importanti modifiche, soprattutto per i tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate.

 

Merita di essere sottolineato che, ad oggi, è possibile versare le imposte mediante ravvedimento anche una volta che siano scaduti i termini di presentazione della dichiarazione del periodo in cui è stato commesso l’errore (a differenza di quanto in precedenza previsto).

 

A seguito delle novità introdotte è infatti possibile ricorrere all’istituto in esame:

  • in relazione a tutti i periodi ancora accertabili;

  • anche se sono iniziate attività di verifica (a meno che non sia stato notificato un atto di liquidazione o accertamento).

 

 

 

 

 

 

SPRINT:

-    riduzione della sanzione a 1/10, con ulteriore riduzione a 1/15 per giorno di ritardo;

-    ritardi non superiori a 14 giorni dalla commissione della violazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PER TUTTI I TRIBUTI

BREVE:

-    riduzione della sanzione a 1/10;

-    ritardi fino a 30 giorni dalla commissione della violazione.

INTERMEDIO:

-    riduzione della sanzione a 1/9;

-    ritardi entro i 90 giorni dal termine per la presentazione della dichiarazione o dalla commissione della violazione.

LUNGO:

-    riduzione della sanzione a 1/8;

-    violazione sanata entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui la violazione è stata commessa, o entro un anno dall’omissione in assenza di dichiarazione.

ULTRANNUALE:

-    con riduzione della sanzione a 1/7;

-    violazione sanata entro il termine per la presentazione della dichiarazione successiva all’anno in cui la violazione è stata commessa o entro 2 anni dalla violazione in assenza di dichiarazione.

SOLO PER I TRIBUTI AMMINISTRATI DALL’AGENZIA DELLE ENTRATE

LUNGHISSIMO:

-    con riduzione della sanzione a 1/6;

-    violazione è sanata oltre il termine per la presentazione della dichiarazione successiva all’anno in cui la violazione è stata commessa oltre 2 anni dalla violazione in assenza di dichiarazione.

POST PVC:

-    con riduzione della sanzione a 1/5;

-    dopo l’avvenuta notifica di un PVC.

 

 

Il ravvedimento degli omessi versamenti delle imposte di Unico

 

Come è possibile dedurre dallo schema appena richiamato, è ora possibile beneficiare della riduzione delle sanzioni ad 1/9 se la violazione viene sanataentro i 90 giorni:

  •  dal termine per la presentazione della dichiarazione

  • o dalla commissione della violazione (se non è prevista una dichiarazione periodica).

     

Come rilevato però anche da Assonime, nella circolare n.15 del 2015, occorre prestare particolare attenzione a questa nuova previsione.

 

Per comprendere meglio la questione si propone il seguente esempio (esposto proprio nella richiamata circolare).

 

IL CASO

Un contribuente non ha versato il secondo acconto Ires per il 2015 (30.11.2015)

Il contribuente decide di ravvedere il versamento prima del 3/10/2016

 

Il contribuente decide di ravvedere il versamento nel periodo 3/10/2016 – 2/1/2017

Il ravvedimento è avvenuto entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione:

 

Riduzione della sanzione a 1/8

Il ravvedimento è avvenuto entro il termine di 90 giorni successivi al termine di presentazione della dichiarazione:

 

Riduzione della sanzione ad 1/9

 

       
  Casella di testo: Il contribuente, se deciderà di effettuare il versamento entro il termine di presentazione della dichiarazione godrà di uno sconto minore nelle sanzioni (pur essendosi attivato con maggior tempestività)
 
   
 
  Casella di testo: Come chiarito anche nella Circolare Assonime n.15 del 2015 “sembra doversi porre attenzione, ai fini del computo dei 90 giorni previsto dalla fattispecie in esame, al momento della commissione della violazione”.Si attendono tuttavia chiarimenti ufficiali da parte dei competenti organi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


In virtù di quanto appena esposto, con riferimento al ravvedimento delle imposte sui redditi e Irap si ritengono applicabili le seguenti sanzioni:

 

RAVVEDIMENTO OMESSI VERSAMENTI IMPOSTE DI UNICO

Termine versamento

Sanzione

Ritardo non superiori a 14 giorni

0,2% x gg.ritardo

Ritardo fino a 30 giorni

3%

Ritardo entro i 90 giorni dalla commissione della violazione

 

3,33%

Ravvedimento entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui la violazione è stata commessa

 

3,75%

Ravvedimento entro il termine per la presentazione della dichiarazione successiva all’anno in cui la violazione è stata commessa

4,29%

Ravvedimento oltre il termine per la presentazione della dichiarazione successiva all’anno in cui la violazione è stata commessa

5%

Ravvedimento dopo l’avvenuta notifica di un PVC

 

6%

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Casella di testo: Lo Studio ringrazia per l’attenzione riservatagli e rimane a disposizione per ogni ulteriore chiarimento, riservandosi la facoltà di tenervi costantemente aggiornati sulle novità e relativi adempimenti di Vostro interesse……!Distinti saluti