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OGGETTO: L'attenzione del Fisco alle operazioni simulate

Premessa

La sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, ovvero la simulazione o il compimento di atti fraudolenti per "disfarsi" di beni o altre utilità che il Fisco potrebbe aggredire una volta scoperti degli illeciti tributari, è stata sempre tutelata nel nostro ordinamento con sanzioni penali, anche particolarmente gravi.

Osserva - La norma prevede la reclusione da sei mesi a quattro anni per chiunque simuli la vendita o compia altri atti fraudolenti per privarsi di ogni bene che il fisco potrebbe aggredire in caso di riscossione coattiva, per il recupero di imposte sui redditi, Iva, interessi o sanzioni di ammontare superiore a 50mila euro.
Se l'ammontare complessivo del debito del contribuente è maggiore di 200mila euro, la pena della reclusione va da un anno a sei anni. Si tratta di una tutela nei confronti dell'Erario, diretta non solo alla riscossione dei tributi, ma alla conservazione delle garanzie patrimoniali sui quali potrebbe rivalersi in caso di inadempimento.

La tentazione maggiore dell'evasore, una volta scoperto, è quella di mettere al sicuro i beni posseduti o comunque evitare di pagare il dovuto qualora l'Amministrazione passi alla riscossione delle somme.

Quando si configura una alienazione simulata

Alienazione simulata
Vi è una alienazione simulata quando vi è un qualsiasi negozio giuridico di trasferimento fittizio della proprietà, a titolo oneroso o gratuito come, per esempio, la vendita o la permuta.
Atti fraudolenti
Per gli altri atti fraudolenti si devono intendere, invece, gli atti dispositivi, diversi dal trasferimento di proprietà, che comunque hanno l'effetto di determinare un decremento patrimoniale solo apparente.
Per compiere il reato quindi, basta la condotta con dolo specifico per rendere inefficace l'eventuale procedura di riscossione, e non è comunque richiesto l'effettivo verificarsi dell'evento.

Osserva - Per l'individuazione dell'ipotesi di sottrazione fraudolenta, secondo una sentenza della Cassazione (n.19595/2011), il delitto è commesso anche attraverso l'abuso di strumenti giuridici leciti come le operazioni che vengono effettuate apparentemente per una ristrutturazione aziendale.

La dimostrazione

Poiché si tratta di un reato a dolo specifico, il fisco deve comunque, dimostrare che le operazioni sono state effettuate solo per eludere la pretesa erariale, mancando ulteriori e prevalenti interessi legittimi. In pratica bisognerà provare che quel determinato bene sia rimasto nella piena e totale disponibilità del contribuente e che quindi il tutto sia stato preordinato esclusivamente a evitare eventuali "aggressioni" tributarie.

Le situazioni a rischio

Le contestazioni sulla sottrazione fraudolenta di imposta e le soluzioni proposte dalla giurisprudenza

La cessione d'azienda

La cessione d'azienda o di ramo di azienda prevede il trasferimento di tutti i beni e servizi utili e necessari per lo svolgimento dell'attività d'impresa.
Oltre a prevedere la solidarietà nei debiti fiscali del cedente, l'articolo 14 del Dlgs 472/1997 presume la frode quando il trasferimento è effettuato entro sei mesi dalla constatazione di una violazione penalmente rilevante.
La responsabilità del cessionario, tra l'altro, non è soggetta a limiti qualora la cessione sia stata attuata in frode dei crediti tributari, sebbene sia avvenuta con trasferimento frazionato di singoli beni.

Soluzione proposte dalla giurisprudenza

Secondo la Giurisprudenza è un delitto di pericolo e non di danno, pertanto è del tutto irrilevante che esista un responsabile solidale per il pagamento dei debiti o che tali debiti siano stati annullati in sede civile. È sufficiente infatti l'idoneità della condotta di costituzione di nuove aziende cessionarie dei crediti o delle poste attive del cedente per sottrarre tali garanzie al Fisco. Quando l'imprenditore attua tali operazioni per ridurre il proprio attivo, di fatto rende più difficile l'aggressione dei beni da parte dell'amministrazione finanziaria, commettendo così il reato di sottrazione fraudolenta

Costituzione di un fondo patrimoniale

Beni, immobili o mobili iscritti in pubblici registri o titoli di credito che costituiscono un fondo patrimoniale sono vincolati per far fronte ai bisogni della famiglia. La proprietà dei beni spetta a entrambi i coniugi e i frutti sono impiegati per il nucleo. Il fondo è aggredibile dal creditore nella misura in cui i debiti riguardano i bisogni familiari dei partecipanti, ma se quest'ultimo sapeva che erano estranei allora non può aggredirlo.

Soluzione proposte dalla giurisprudenza

La giurisprudenza di legittimità è uniforme nel sostenere che la costituzione di un fondo patrimoniale integra il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte in quanto è idonea a ostacolare il soddisfacimento di un'obbligazione tributaria. È sufficiente, infatti, che l'atto fraudolento sia di per sé solo idoneo a impedire il soddisfacimento totale o parziale dell'Amministrazione Finanziaria.

Prelievo di contanti (conversione in assegni di piccolo taglio)

Chi preleva denaro contante e converte le somme in assegni di piccolo taglio al di sotto della soglia limite per la tracciabilità, può facilmente utilizzare questi titoli e tale comportamento evita di avere elevate disponibilità liquide sui conti correnti bancari.

Soluzione proposte dalla giurisprudenza

Prelevare del denaro contante non è di per sé un atto configurabile come reato, ma convertirlo successivamente in assegni di piccolo importo va ad integrare la condotta fraudolenta finalizzata a sottrarre garanzie all'Amministrazione Finanziaria nell'ipotesi di riscossione coattiva.

Cessione di crediti

Cedere il contratto di appalto, in virtù del quale vi sono dei crediti già maturati e maturandi, a un altro soggetto comporta che quest'ultimo sia poi il titolare del diritto di incassare i relativi corrispettivi. Se la cessione avviene nell'ambito di un contratto di cessione di azienda, sotto un profilo civilistico e fiscale, l'articolo 14 del Dlgs 472/1997 prevede la responsabilità del cessionario con il cedente.

Soluzione proposte dalla giurisprudenza

La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che la cessione dei contratti subordinati al credito ceduto, configura il reato quando poi sono deviati, conseguentemente, i corrispettivi. Ciò in quanto a tale comportamento consegue di fatto, la distrazione dell'attivo aziendale alla garanzia patrimoniale per i debiti tributari. La semplice presenza di un obbligato solidale non esclude la configurabilità del reato.

La rinuncia del fisco

Gli avvisi di accertamento notificati o le iscrizioni a ruolo potrebbero essere oggetto di successiva rettifica da parte del Fisco. Si tratta di accordi quali l'adesione, ovvero l'annullamento parziale o totale della pretesa, anche in sede di successiva decisione della commissione tributaria adita in seguito al ricorso.
Soluzione proposte dalla giurisprudenza

La Cassazione ha più volte precisato che la sottrazione fraudolenta d'imposta costituisce un reato istantaneo di pericolo, e si realizza quando viene posta in essere la simulata alienazione di beni o posti in essere gli atti fraudolenti per ridurre le garanzie. A nulla rileva che successivamente la pretesa è venuta meno.

Distinti saluti